Secondo la Corte di Cassazione, ai fini del collocamento della prole, non rileva la volontà espressa dal minore durante il suo ascolto nel caso in cui i consulenti accertino che il minore è influenzato negativamente da uno dei genitori che gli parla male dell'altro. Gli Ermellini hanno evidenziato che l’ascolto del minore e le dichiarazioni dallo stesso espresse non possono costituire l’esclusivo elemento in base al quale valutare il superiore interesse del minore e assumere la decisione richiesta sul collocamento della prole in un quadro di rapporti familiari altamente conflittuali, nell’ambito dei quali siano stati accertati comportamenti manifestamente ostativi, ostruzionistici e manipolativi da parte di un genitore, atti a limitare in maniera significativa l’esercizio della bigenitorialità dell’altro genitore. E la Cassazione afferma che:
"risulta invero errata la identificazione dell’interesse della minore con la volontà da questa espressa, ove la valutazione sia stata compiuta decontestualizzandola da tutti gli altri fattori che il giudice deve necessariamente prendere in considerazione."
Nel caso in esame infatti sussisteva un forte intralcio al diritto di visita di uno dei due genitori a causa delle condotte ostruzionistiche e manipolative dell’altro, nell’ambito di un contesto familiare molto conflittuale, condotte risultate recessive solamente a seguito della differente collocazione della minore. La Suprema Corte ha sottolineato che è fondamentale il rispetto del principio della bigenitorialità, inteso quale presenza comune dei genitori nella vita dei figli, al fine di garantire loro una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi i genitori, che hanno il dovere di cooperare nell'assistenza, educazione ed istruzione della prole.
Scarica l'ordinanza n. 2947/2025 della Corte Suprema di Cassazione, Sezione I Civile